Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar

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L’area a caldo di ex Ilva non si chiude. Le attività potranno proseguire regolarmente. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar di Lecce che ordinava lo spegnimento sulla base di un’ordinanza del sindaco di Taranto Melucci, accogliendo gli appelli di Arcelor Mittal spa e Ilva spa in amministrazione straordinaria. “La Sezione ha ritenuto – si legge nella nota stampa dell’organo di giustizia amministrativa- che in concreto il potere di ordinanza d’urgenza da parte del sindaco fosse stato esercitato in assenza dei presupposti di legge, non emergendo la sussistenza di “fatti, elementi o circostanze tali da evidenziare e provare adeguatamente che il pericolo di reiterazione degli eventi emissivi fosse talmente imminente da giustificare l’ordinanza contingibile e urgente, oppure che il pericolo paventato comportasse un aggravamento della situazione sanitaria in essere nella città di Taranto, tale da indurre ad anticipare la tempistica prefissata per la realizzazione delle migliorie” dell’impianto. Il Consiglio di Stato inoltre ha ribadito che pur senza negare la grave situazione ambientale e sanitaria da tempo esistente nella città di Taranto, già al centro di vicende giudiziarie penali e di una sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani (relativa però alla precedente gestione dello stabilimento, rispetto alla quale le misure intraprese negli ultimi anni hanno segnato “una linea di discontinuità”) “nella specie – si legge nella sentenza – si ritiene che il potere di ordinanza abbia finito per sovrapporsi alle modalità con le quali, ordinariamente, si gestiscono e si fronteggiano le situazioni di inquinamento ambientale e di rischio sanitario, per quegli stabilimenti produttivi abilitati dall’A.I.A.”, non essendosi evidenziato un pericolo “ulteriore” rispetto a quello ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività industriale. In allegato le 62 pagine della sentenza del Consiglio di Stato

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