Ambiente svenduto, oggi la sentenza

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Le prime dichiarazioni

22 e 20 anni a Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, tre anni e sei mesi di reclusione all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, due anni all’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, 3 anni all’ex presidente della Provincia Gianni Florido. Oggi la lettura della  sentenza della Corte d’Assise di Taranto, con  47 imputati (44 persone e tre società) nell’ambito del processo ‘Ambiente Svenduto’. Il processo riguarda il disastro ambientale causato dall’ex Ilva negli anni di gestione della famiglia Riva. A Girolamo Archinà, il pr dell’ex Ilva, e a Luigi Capogrosso, ex direttore a Taranto  21 anni; assolto  l’ex presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante,  4 anni  ad Adolfo Buffo , all’epoca dei fatti direttore del complesso di Taranto. Dichiarata la prescrizione per il consigliere regionale Donato Pentassuglia, attuale assessore all’Agricoltura.

“La  sentenza della Corte di Assise di oggi rappresenta un momento importante per la città di Taranto. Si conclude la prima fase di una delicata e complessa vicenda giudiziaria che ha visto impegnata la Procura di Taranto per oltre 10 anni”. La nota è del Procuratore della Repubblica facente funzione Maurizio Carbone.  “Sono qui per esprimere grande apprezzamento per il lavoro svolto dai colleghi impegnati in questi anni. E’ stato un percorso giudiziario lungo e travagliato, una strada in salita e con tanti ostacoli, ma oggi possiamo esprimere la nostra soddisfazione per questo primo importante risultato. Questa sentenza  rappresenta una svolta storica sul piano giudiziario per la città di Taranto, e non solo. Un apprezzamento va rivolto anche agli uffici giudiziari di Taranto per lo sforzo organizzativo realizzato per garantire la celebrazione di questo imponente processo, reso ancora più gravoso e problematico dalla emergenza epidemiologica. La migliore dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che anche al sud siamo capaci di amministrare Giustizia, con professionalità e competenza, individuando le migliori soluzioni organizzative”.                                                                

“Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità – ha commentato Nichi Vendola, ex presidente della Regione – È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata».

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dichiara: “La giustizia ha finalmente fatto il suo corso accertando che i cittadini di Taranto hanno dovuto subire danni gravissimi da parte della gestione Ilva facente capo alla famiglia Riva. I delitti commessi sono gravissimi e sono assimilabili a reati di omicidio e strage non a caso di competenza della Corte d’Assise al pari di quelli per i quali è intervenuta la pesantissima condanna. La sentenza è un punto di non ritorno che deve essere la guida per le decisioni che il Governo deve prendere con urgenza sul destino degli impianti. Gli impianti a ciclo integrato, che hanno determinato la morte di innumerevoli persone tra le quali tanti bambini, devono essere chiusi per sempre e con grande urgenza per evitare che i reati commessi siano portati ad ulteriori conseguenze e ripetuti dagli attuali esercenti la fabbrica. L’attività industriale attuale a ciclo integrato a caldo va immediatamente sospesa e si deve decidere il destino dell’impianto e dei lavoratori”.

Alla lettura della sentenza era presente anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, con la fascia tricolore. “Siamo commossi, ha detto,  per quelli che abbiamo perduto e per quelli che qui ancora si ammalano. È stata una strage, lunga decenni, per il profitto. Oggi lo Stato italiano riconosce le sofferenze dei tarantini, riconosce gli abusi che si compiono per l’acciaio, da questo momento nessun esponente di Governo potrà più affermare con leggerezza che a Taranto ci si ammala e si muore di più perché consumiamo troppe merendine o troppe sigarette, oppure perché le nostre statistiche e gli studi prodotti negli anni non sono fondati. Questa sentenza è un macigno  sulle azioni del Governo, non saremo un Paese credibile e giusto se all’interno del PNRR, a partire dall’ex Ilva, non avvieremo una vera transizione ecologica. Torno ad invitare il Presidente Mario Draghi a convocare con somma urgenza il tavolo istituzionale per l’accordo di programma sullo stabilimento siderurgico di Taranto. La richiesta di confisca dell’area a caldo è uno spartiacque per la storia e la struttura stessa del sistema industriale italiano, per i diritti dei cittadini. Mi auguro che il Consiglio di Stato, chiamato presto a discutere la recente sentenza del TAR Puglia, che conferma l’opportunità della mia ordinanza sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, possa tenere debito conto delle risultanze di questa giornata storica.

La confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva  sarà però  operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione, mentre adesso si è solo al primo grado di giudizio.

Ecco il dispositivo integrale della sentenza…scaricala

https://radiocittadella.it/wp-content/uploads/2021/05/PER-SITO-31-MAGGIO-2021.pdf