ArcelorMittal: il TAR dà ragione al sindaco Melucci

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Il Tar di Lecce dà ragione al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e alla sua ordinanza sulle emissioni inquinanti di ex Ilva, oggi ArcelorMittal e stabilisce che gli impianti del siderurgico siano spenti entro 60 giorni dalla pubblicazione odierna della sentenza. Il primo cittadino emise il provvedimento in base al principio della precauzione. Imponeva ai gestori, entro trenta giorni, di individuare e superare le criticità derivanti da fenomeni emissivi dello stabilimento siderurgico, disponendo, in difetto, la fermata degli impianti. 

Nella sentenza i giudici affermano la pericolosità degli impianti: “……….Deve ritenersi pienamente sussistente la situazione di grave pericolo per la salute dei cittadini, connessa dal probabile rischio di ripetizione di fenomeni emissivi in qualche modo fuori controllo e sempre più frequenti, forse anche in ragione della vetustà degli impianti tecnologici di produzione».

Nel pomeriggio, subito dopo la notizia della sentenza,   la conferenza stampa del primo cittadino, che ha commentato la risposta del TAR,  60 pagine ben articolate che – dice Melucci –  “cambiano la storia di questa comunità.

Lo abbiamo intervistato.

Come commenta questa sentenza?

“ Abbiamo lavorato tanto, in silenzio e duramente, con serietà; l’ordinamento oggi ci dà ragione. Abbiamo il diritto di essere trattati come tutte le altre città. La sentenza contiene dei principi importanti: quello di precauzione, la valutazione del danno sanitario,  i diritti e doveri che anche il sindaco ha per difendere la sua comunità, il fatto che l’AIA non fosse la migliore AIA possibile. Indietro non si torna dopo una sentenza  così ben articolata.  Ora la città, che già stava cambiando con le sue forze,  ha bisogno che il Governo   e tutto il Paese che ha annunciato la transizione ecologica facciano seguire alle parole i fatti. Invito il Presidente Draghi, al quale formulo i migliori auguri,  ad occuparsi subito della vicenda. Ha dichiarato che questo governo sarà ambientalista, su questo intendimento non ci possono essere equivoci, e si gioca anche da un punto di vista morale l’autorlevolezza mdell’Italia in Europa nelle prossime setimane e nei prossimi mesi. ”. 

L’ ordinanza aveva disposto che ArcelorMittal Italia e Ilva in amministrazione straordinaria individuassero entro 30 giorni  le fonti inquinanti del siderurgico, rimuovendole. La stessa ordinanza stabiliva che, in difetto di adempimento, gestore e proprietario avrebbero dovuto spegnere gli impianti. 

Ed è arrivata la replica scritta di Arcelor Mittal alla pubblicazione della sentenza del Tar: “In relazione alla sentenza emessa dal TAR della Puglia, ArcelorMittal Italia comunica che promuoverà immediatamente appello presso il Consiglio di Stato contro la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto”.

 Cosa dice sul possibile ricorso al Consiglio di Stato?

  “  Auspico che il Consiglio di Stato voglia lavorare in maniera neutrale, e tener conto della salute che è stata calpestata. Se il presidente Draghi volesse convocare  un tavolo per l’accordo di programma sull’Ilva di Taranto anche prima della sentenza del Consiglio di Stato sarebbe un momento di pacificazione  e ricompensa per questo territorio”.  

Cosa dice ai lavoratori e a tutto il settore dell’indotto?

“ Noi facciamo l’errore di pensare che i laviratori siano sciocchi. I lavoratori sono molto intelligenti, hanno attraversato anni di grande difficoltà.  E’ arrivato il momento che ci occupiamo senza menzogne del loro futuro, di fornire un’alternativa ed una riqualificazione, ma sanno che non potevamo andare avanti, anche per il bene  dei loro figli, con il ricatto del lavoro su questo territorio. Anche loro vogliono andare a lavorare la mattina senza la vergogna ed il peso  di star facendo ammalare i propri figli e la propria terra. Per molti di loro ci può essere una grande prospettiva.  Serve un tavolo per l’accordo di programma”.

Indietro non si torna

“Indietro non si torna, assolutamente. Non c’è un’alternativa,  l’alternativa è la chiusura, e ci facciamo male tutti quanti. L’invito è  a rimanere tutti uniti, calmi  e disponibili a ricercare le strade  migliori verso questa  transizione ecologica, che non si fa a parole, ma con un tavolo per l’accordo di programma”.