Diodato, per la terza volta a Sanremo

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“Canto l’incomunicabilità dei nostri giorni”

La prima volta, sul palco dell’Ariston, lo abbiamo visto nel 2014. Cantava Babilonia, una melodia amara su quegli amori tossici, in cui si alternano euforia e disperazione, “che certi giorni ho il cuore nero e sembra sempre lunedì”. Fu subito amore. Il pubblico ne riconobbe una musicalità d’altri tempi e la capacità cantautorale, di scrittura, che di questi tempi è un bene prezioso. Arrivò secondo, nelle Nuove Proposte, dopo Rocco Hunt. Nel 2018 all’Ariston ci tornò insieme a Roy Paci con “Adesso”, un pezzo sull’importanza del reale, sulla bellezza delle piccole cose. Guardare il cielo, consacrando la vita a quell’adesso che è tutto ciò che avremo. Si classificò ottavo ma le radio premiarono l’intimità di un testo che apriva le braccia grazie all’ampio respiro della tromba.  L’anno scorso niente competizione, ospite dell’amico Ghemon nella serata dei duetti. 

Dunque per Diodato questa sarà la terza volta in gara al festival dei fiori e delle eterne polemiche.

Il 14 febbraio è in uscita “Che vita meravigliosa”, per la Carosello Records. Undici tracce: alcune già conosciute, come “Il Commerciante” o “Non ti amo più”. Altre tutte da scoprire. Un lavoro che arriva a distanza di tre anni da “Cosa siamo diventati”, il disco forse più introspettivo tra quelli del cantautore tarantino. Il titolo dell’album è anche quello della canzone sui titoli di coda dell’ultimo film di Ferzan Ozpetek, “La Dea Fortuna”. Ed è quella che speriamo abbia “Fai Rumore”, il pezzo in gara a Sanremo, che la critica ha già considerato tra i più belli. A dirigere l’orchestra, Rodrigo D’Erasmo, violinista e polistrumentista degli Afterhours. Un’altra garanzia di qualità per un brano nato come quasi tutti quelli di Diodato, chitarra e voce.

Con Gabriella Martinelli nei giovani e Diodato tra i big, quest’anno Taranto a Sanremo potrebbe far parlare tanto e bene di sé.

Intanto Diodato, tra prove e viaggi in auto, è approdato a Cittadella-La Radio.

Qui sotto l’intervista di Marina Luzzi